L'ottimismo aiuta la vita

Ottimismo
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Paolo R. Parisi

Il professor Lionel Tiger nel 1979 nel libro “Optimism: the Biology or Hope” scrive che l’ottimismo è una forma di adattamento biologico che ha dovuto sviluppare l’uomo primitivo per riuscire a sopravvivere. 

La natura dell’uomo odierno lo porta a tenere lontano tutte le attività che percepisce come rischiose, mentre quello primitivo trovava sempre l’energia per uscire dalla caverna in cerca di cibo.

 

Nel 1990 lo psicologo e professore Martin Seligman dell’Università della Pennsylvania introduce nella sua teoria dell’ottimismo il concetto di stile esplicativo. 

 Lo stile esplicativo  è la motivazione  che diamo a tutto ciò che ci accade. Può essere:

  • ottimista;
  • pessimista;
  • temporaneo;
  • permanente.

 

Il nostro successo giornaliero in tutti gli ambiti che ci circondano dipende dunque dal nostro stile esplicativo. 

 

Lo stile esplicativo ottimista inficia positivamente in tre modi sulla nostra salute:

  • le difese immunitarie più alte;

     

  • autostima più elevata, che li porta a curarsi di più;

     

  • rapporti migliori con gli altri che genera a sua volta un’influenza positiva maggiore sulla propria salute. 

 

Per Seligman il pessimismo e l’ottimismo sono abitudini di pensiero e dunque ci si può lavorare per modificarle, partendo dal riconoscere quale sia il proprio atteggiamento di fondo, l’ottimismo può dunque diventare una qualità appresa.

 Gli ottimisti valutano gli eventi negativi che vivono, riducendoli ad una questione temporanea, in questo modo sono più incisivi nel superare le conseguenze negative, mentre i negativi rimangono frenati dietro un immobilismo (impotenza appresa) e arrivano spesso a rinunciare a perseguire i propri obiettivi.

 Gli ottimisti hanno un buon livello di speranza e valutano gli eventi negativi come:

  • limitati nel tempo;
  • limitati alla sfera in cui si sono verificati. 

 

I pessimisti hanno poca speranza in quanto interpretano gli eventi negativi in maniera stabile e duratura.

 

La teoria dell’ottimismo ha individuato 3 dimensioni secondo le quali le persone si spiegano le cause degli eventi e sono:

 

  • La Personalizzazione, cioè l’attribuzione a se stessi o ad una causa esterna di quando accade un evento;
  • La Pervasività, relativa ai diversi ambiti in cui gli eventi accadono;
  • La Permanenza, cioè l’attribuzione degli eventi a cause più o meno durature nel tempo. 

 

Davanti anche  ad un evento positivo, il pessimista tende ad attribuirlo a fattori causali ed esterni (come la fortuna) e per questo continua a rimane in ansia per il futuro, dubitando che un nuovo evento fortunato positivo, possa realizzarsi di nuovo.

L’ottimista davanti ad un evento positivo si sente motivato nel continuare a perseguire i propri obiettivi cercandone altri anche maggiori in futuro. Questo, perché attribuisce a se stesso e alla sua costanza il merito di quanto ottenuto.

 

L’ottimista inoltre ha anche un ulteriore elemento che lo contraddistingue dal pessimista ed é la responsabilità, cioè il fatto di avere  una certa consapevolezza dell’errore commesso, circoscrivendolo ad una situazione temporale limitata, impiegando il tempo residuo nella ricerca del superamento di quei fattori che hanno causato l’insuccesso.

Secondo il professor Snyder dell’Università del Kansas, gli ottimisti hanno una componente proattiva indispensabile per avere successo nel mondo del lavoro.

 

L’atteggiamento ottimistico però deve essere caratterizzato anche dalla flessibilità, infatti nelle situazioni ad alto rischio è opportuno possedere anche una piccola visione pessimistica, da utilizzare come prevenzione degli eventuali eventi avversi, che se accompagnati da risposte correttive, possono comunque favorire il raggiungimento del risultato prefissato.

Allora, perché non lavorare con noi stessi per beneficare degli effetti dell’ottimismo?

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CAPM®PMI, Business Development, Project Manager Commerciale, Blogger. 

Aiuto le aziende offrendo le mie competenze acquisite sul campo affiancate alla continua formazione imprenditoriale per sviluppare business e progetti commerciali. Scrivo di comunicazione, produttività e leadership.

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